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presepe 2010

PRESEPE LUMINOSO 2010

dal 04 Dicembre 10 al 08 Gennaio 11

Anche quest'anno all'ingresso del paese da parte del Comitato Bracellese è stato allestito il Presepe Artistico luminoso, le opere sono state realizzate da Aldo Righetti, aggiungendo altre tre sagome: il pastore, la pecorella e l'acquaiola. L'accensione si effettuerà nella notte di Natale.

 

PARTE DELL' OMELIA DI SUA SANTITA' BENEDETTO XVI                                                      "Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio". L'Angelo annuncia ai pastrori: "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore". Il Signore è presente. Da questo momento, Dio è veramente un "Dio con noi". Non è più il Dio distante. Egli è entrato nel mondo. E' il vicino. Il Cristo risorto lo ha detto ai suoi, a noi: Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". Per voi è nato il Salvatore: cioè che l'Angelo annunciò ai pastori. Dei pastori è detto anzitutto che essi erano persone vigilanti e che il messaggio poteva raggiungerli proprio perché erano svegli. Noi dobbiamo svegliarci, perché il messaggio arrivi fino a noi. Dobbiamo diventare persone veramente vigilanti. Che cosa significa questo? La differenza tra uno che sogna e uno che sta sveglio consiste innanzitutto nel fatto che colui che sogna si trova in un mondo particolare. Con il suo io egli è rinchiuso in questo mondo del sogno che, appunto, è soltanto suo e non lo collega con gli altri. Svegliarsi significa uscire da tale mondo particolare dell'io ed entrare nella realtà comune, nella verità che, sola, ci unisce tutti. Il conflitto nel mondo, l'inconciliabilità reciproca, derivano dal fatto che siamo rinchiusi nei nostri propri interessi e nelle opinioni personali, nel nostro proprio minuscolo mondo privato. L'egoismo, quello del gruppo come quello del singolo, ci tiene prigionieri dei nostri interessi e desideri, che contrastano con la verità e ci dividono gli uni dagli altri. Svegliarsi signifiva così sviluppare la sensibilità per Dio. La capacità percettiva per Dio sembra quasi una dote che ad alcuni è rifiutata. Ed in effetti la nostra maniera di pensare ed agire, la mentalità del mondo odierno, la gamma delle nostre varie esperienze sono andate a ridurre la sensibilità per Dio, a renderci "privi di orecchio musicale" per Lui. E tuttavia in ogni anima è presente, in modo nascosto o aperto, l'attesa di Dio, la capacità di incontrarlo. Il vangelo ci racconta che i pastori, dopo aver ascoltato il messaggio dell'Angelo si dissero l'un l'altro: "Andiamo fino a Betlemme:...Andarono senza indugio". Si affrettarono. La maggioranza degli uomini non considera prioritarie le cose di Dio, esse non ci incalzano in modo immediato. E così noi, nella stragrande maggioranza, siamo ben disposti a rimandarle. Prima di tutto si fa ciò che qui ed ora appare urgente. Nell'elenco delle priorità Dio si trova spesso quasi all'ultimo posto. Una massima della Regola di San Benedetto dice "Non anteporre nulla all'opera di Dio:". Alcuni commentatori fanno notare che per primi i pastori, le anime semplici, sono venuti da Gesù nella mangiatoia e hanno potuto incontrare il redentore del mondo. Ebbene, anche oggi esistono anime semplici ed umili che abitano molto vicino al Signore. Essi sono, per così dire, i suoi vicini e possono facilmente andare da Lui. Ma la maggior parte di noi uomini moderni vive lontano da Gesù Cristo, da Colui che si è fatto uomo, dal Dio venuto in mezzo a noi. Viviamo in filosofie, in affari e occupazioni che ci riempiono totalmente e dai quali il cammino verso la mangiatoia è molto lungo. In molteplici modi Dio deve ripetutamente spingerci e darci una mano, affinché possiamo trovare l'uscita dal groviglio dei nostri pensieri e dei nostri impegni e trovare la via verso di Lui. Ma per tutti c'è una via. Per tutti il Signore dispone segnali adatti a ciascuno, Egli chiama tutti noi, perché anche noi si possa dire: Orsù, "attraversiamo", andiamo a Betlemme verso quel Dio, che ci è venuto incontro. Egli ci viene incontro. Ora ci chiede: Venite e vedete quanto vi amo. Il segno di Dio, il segno che viene dato ai pastori e a noi, non è un miracolo emozionante. Il segno di Dio è la sua umiltà. Il segno di Dio è che Egli si fa piccolo; diventa bambino; si lascia toccare e chiede il nostro amore. Ma il suo segno ci invita alla fede e all'amore, e pertanto ci dà speranza: così è Dio: Egli possiede il potere ed è la bontà. Ci invita a diventare simili a Lui. Sì diventiamo simili a Dio, se ci lasciamo plasmare da questo segno; se impariamo noi stessi, l'umiltà e così la vera grandezza; se rinunciamo alla violenza ed usiamo solo le armi della verità e dell'amore. Origene, seguendo una parola di Giovanni Battista, ha visto espressa l'essenza del paganesimo nel simbolo delle pietre: paganesimo è mancanza di sensibilità, significa un cuore di pietra. Cristo, però, vuole darci un cuore di carne. Nella Liturgia della Notte Santa Dio viene a noi come uomo, affinché noi diventiamo veramente umani. Signore Gesù Cristo, tu che sei nato a Betlemme, vieni a noi? Entra in me, nella mia anima. Trasformami. Rinnovami. Fa che io e tutti noi da pietra e legno diventiamo persone viventi, nelle quali il tuo amore si rende presente e il mondo viene trasformato.