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la strada dei morti

L'ANTICA VIA DEI MORTI

dal 01 Novembre 11 al 30 Novembre 11

L' antica " Via dei morti ", il sentiero che dalla località Camporicò portava a Memola, è stato allargato e a lavori ultimati diventerà una vera e propria via di comunicazione percorribile dalle auto. L'opera si è resa necessaria per togliere dall'isolamento l'abitato di Memola, che dopo l'alluvione del 25 ottobre, è diventata irragiungibile. Quella vecchia mulattiera, che attraversa tanto terreno boschivo, traeva il nome dal fatto che  era percorsa per trasportare a spalle i morti da Memola al cimitero di San Maurizio. È una via ricca di ricordi, molto frequentata nei tempi antichi perché ogni  lotto di bosco era di proprietà dei paesani che lo sfruttavano per mille necessità ecco il nome di alcuni boschi e dei loro vecchi proprietari:
il Trafio da Nestò ( Ernesta )
u Pertegao un pezzo du Pasquale ,un pezzo da Delò ( Adele )
a Lissa du Gioan du Monte ( Giovanni del Monte )
u Bosco de Mineto du Medeo ( Amedeo )
L ' Arpasaa du Milio ( Emilio )
U Bosco da Gese ( della Chiesa )
u Bosco du cason de Landi da Fedele  ( Fedele )
u Pastenetto du Paolin ( Paolino )
Ricordi belli di quando i giovani partivano in gruppo da Bracelli e raggiungevano Memola per festeggiare S. Antonio, il 13 di giugno. Quel giorno, dopo le cerimonie religiose si ballava, ci si divertiva e a volte venivano scattate delle fotografie per immortalare quei rari momenti di vera festa. L'Adriana, la più vecchia paesana, ricorda che quando era morta sua nonna materna che viveva al Pratonuovo, località di Memola, essendo lei e le sue sorelle molto piccole e impossibilitate a percorrere tanta strada, erano andate sul terrazzo dello zio Beniamin e quando la bara era giunta a Camporicò e si poteva vedere avevano pregato per la nonna alla quale erano molto affezionate. I boschi erano ricchi di piante di erica e dalle loro radici si ricavava il legno per fare le pipe. La raccolta delle radici era fatta dai ragazzi che le portavano a Padivarma per venderle. Quando queste erano molte ed era difficile trasportarle, quelle che rimanevano le mettevano sotto uno strato di panlovo (muschio) in modo che non si seccassero prima di tornarle a prendere.
Camporicò.
Di lì si passava anche per recarsi nei boschi da dove si raggiungevano " le 3 piazze da carbone " i luoghi dove venivano costruite le "Carbonaie". Erano queste vere e proprie montagnole coniche, formate da un camino centrale e da altri cunicoli di sfogo laterali, usati per regolare il tiraggio dell'aria. Per costruirle si sistemavano  attorno ad un quadrato di terreno  dei pali, poi veniva messa la legna più grossa, poi quella più sottile, in modo da lasciare il foro centrale libero per sistemare la brace. La legna veniva ben stipata, per evitare interstizi che potevano compromettere la riuscita della cottura. Questo lavoro richiedeva due giorni, a questi ne seguivano altri due per il lavoro di copertura. In basso si mettevano rami di pino, sopra a questi veniva sistemato uno strato di zolle erbose "le cotiche", in cima si ricopriva di terriccio ripulito dai sassi, allo scopo di isolare la legna dall'aria. E poi in quei bei boschi quanti " gaginee " (galletti), "sanguin" (sanguini) e "dentin" (dentini) e tante, tante castagne, che impegnavano molto durante la raccolta, ma erano una scorta alimentare per tutto l'inverno. Tutti lavori che ormai ricordano solo in pochi, ma il ripercorrere ora quella bella strada, che speriamo di vedere presto asfaltata, volgendo lo sguardo alla vegetazione che la circonda si possa riflettere e capire quanto sia stato e sia ancora oggi importante rispettare e curare sia il bosco che il territorio circostante.