Eventi

Ernesto Righetti

Un ricordo

il 02 Aprile 15 alle 19:00

 L'unità d'Italia si completò nel 1918, quando il paese usc' vittorioso dalla prima guerra Mondiale. Fu una grande guerra logorante, combattuta in gran parte con le truppe a fronteggiarsi nelle opposte trincee. Bracelli, per non dimenticare i suoi figli morti in questo terribile conflitto, aveva fatto erigere nel 1922 un monumento marmoreo, che ancora oggi troneggia al centro della piazza del paese nella piazza della Chiesa e sul quale sono incisi i nomi dei giovani paesani morti nel compimento del proprio dovere. Erano i "nostri soldati" che avevano combattuto per cacciare il nemico e onorare la patria. La lotro fedeltà è il loro coraggio li possiamo riassumere in questa famosa poesia di G.Ungaretti.

Soldati

Si sta come

d'autunno

su gli alberi

le foglie

In queste poche righe è riassunta la precarietà dei soldati, "precari come le foglie degli alberi in autunno" (basta un soffio di vento per portarle via). I soldati partono e sanno che non potrebbero non tornare più come le foglie che si staccano dagli alberi. Fra questi combatteneti i più giovani erano i ragazzi del '99, cioè i nati nel 1899. Questi giovani vennero reclutati dopo la disfatta di Caporetto: erano giovanissimi, nel 1917 avevano appena 18 anni; erano stati addestrati frettolosamente e nel novembre dello stesso anno erano stati inviati al fronte per rinsaldare l'esercito che era stato messo in crisi dalle gravi perdite di soldati. Fra questi giovani c'era anche mio papà Ernesto Righetti che aveva compiuto 18 anni il 12 luglio 1917. Papà raccontava poco di quegli anni, le sole cose che gli tornavano alla mente erano alcuni episodi vissuti in trincea fra i suoi compagni di sventura: episodi che alcune volte potevano rinfrancare quei poveri giovani, episodi terribili che li gettavano nel più duro sconforto. Parlava anche delle battaglie del Monte Grappa e del Piave, quelle decisive che permisero all'Italia, nel 1918, ad un anno esatto dalla disfatta di Caporetto, la riscossa con la battaglia di Vittorio Veneto e quindi la firma dell'armistizio di Villa Giusti da parte dell'Impero Austroungarico. Dal monte Grappa papà aveva portato una statuina della Madonna, che conservava con gelosia. Possedeva alcune medaglie e dei nastrini tricolori che le ornavano. Al termine della Prima Guerra Mondiale fu data vita ad una associazione con il compito di onorare e costudire la memoria dei ragazzi del "99. Il nome scelto fu Associazione Nazionale "Ragazzi del 99"(ex combattenti della classe 1899). Per simbolo fu usata la riproduzione della famosa casa sbrecciata di Sant'Andrea di Barbarana di San Biagio di Collata (TV) con il testo: "Tutti eroi! O IL Piave o tutti accoppati!". Dopo questa associazione papà rimase iscitto a quella Nazionale del Fante per diversi anni e ne andava orgoglioso. A me ne sono rimaste alcune. Ma quello che lo rendeva felice e lo gratificava dei grandi sacrifici sopportati fu, dopo la pensione, seguire tutte le attività che venivano svolte al Circolo del Nastro Azzurro. Fra i ricordi di papà mi è rimasta anche una lettera sciupatissima e illegibile da lui scritta ai suoi genitori, della quale la cosa che più mi emoziona è l'immagine che fa da sfondo alla prima pagina. Questa rappresenta un soldato che sostiene due vecchietti e sotto porta la scritta "DEI TUOI VECCHI SEI ORA IL SORRISO E L'ORGOGLIO" 

Lina Righetti

 

 

su gli